Analisi mercati 23 marzo 2026

Tre settimane fa l’attacco all’Iran ha cambiato tutto. Nelle prime due settimane i mercati avevano mostrato una resistenza sorprendente, quasi convinti che la guerra si chiudesse presto. Questa settimana quella speranza ha iniziato a sgretolarsi — e si vede nei numeri.

LA SITUAZIONE: L’ESCALATION NON SI FERMA

 

Siamo alla terza settimana di conflitto e lo scenario non si è chiarito — anzi, si è complicato. 

 

I bombardamenti di USA e Israele si sono intensificati, questa volta prendendo di mira direttamente le infrastrutture energetiche iraniane: raffinerie, oleodotti, impianti di produzione. Una scelta militare pesante, che ha provocato la risposta di Teheran verso gli altri paesi del Golfo.

 

Il risultato? L’approvvigionamento di energia globale è ancora più a rischio di prima.

 

Trump si è mosso in più direzioni contemporaneamente — e non sempre coerenti tra loro. 

 

Da un lato ha cercato di limitare gli attacchi israeliani alle infrastrutture energetiche. Dall’altro ha valutato opzioni militari per riaprire lo Stretto di Hormuz, compreso l’invio di marines. 

 

Ha anche esentato il petrolio russo dalle sanzioni e avviato valutazioni per fare lo stesso con quello iraniano — nel tentativo di compensare la riduzione dell’offerta. 

 

Nel frattempo, il Pentagono ha ricevuto l’approvazione per nuovi 200 miliardi di dollari per la prosecuzione del conflitto.

 

E mentre scrivo questa analisi, Trump ha dichiarato di stare valutando «una graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente». Il mercato per ora non ci crede del tutto.

 

La vera novità di questa settimana è stata la riunione delle banche centrali. Fed e BCE si sono espresse — e le loro parole hanno pesato quanto i bombardamenti. 

 

Powell ha detto chiaramente che non è possibile prendere decisioni in questo momento: gli effetti del conflitto sui dati macro non si sono ancora manifestati pienamente, e la Fed preferisce aspettare. 

 

Ma il mercato ha già tratto le sue conclusioni — e sono piuttosto dure, come vedremo nella sezione obbligazioni qui sotto.

 

Un mese fa i mercati si preoccupavano di ben altro: debito privato USA, redditività delle aziende tech, solidità del ciclo economico. Tutti temi validi, ma ora in secondo piano. Finché non si vedrà un disimpegno militare credibile, il conflitto e le sue conseguenze resteranno il tema dominante.

 

AZIONI

 

La pazienza dei mercati si sta esaurendo. Dopo settimane di relativa resistenza, questa volta Wall Street ha accelerato al ribasso — quasi a recuperare la mancata reazione delle prime fasi del conflitto.

 

• USA: l’S&P 500 cede un ulteriore 1,9% nella settimana (-4,7% da inizio anno), portandosi a 6.506 e rompendo i supporti di breve termine in area 6.770. Il Nasdaq tiene leggermente meglio (-2,0% sett., -5,2% YTD) grazie alla tenuta della tecnologia a grande capitalizzazione. Svanisce il «buy the dip» che aveva caratterizzato le settimane precedenti.

 

• Europa: borse più penalizzate, con l’Eurostoxx 50 che perde il 3,8% nella settimana (-4,8% YTD) e il FTSE Mib il 3,3%. Solo il settore energia tiene; ciclici e difensivi soffrono.

 

• Asia: il Nikkei cede lo 0,8% ma rimane positivo da inizio anno (+6,1%). In flessione il Sensex indiano (-0,3% sett., -10,6% YTD). La Corea è invece sostenuta dai semiconduttori.

 

Ecco il quadro completo di indici e temi:

 

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📊 INDICI PRINCIPALI (YTD = da inizio 2026 ad oggi)
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S&P 500             -1,9% sett. │ -4,7% YTD
Nasdaq 100               -2,0% sett. │ -5,2% YTD
Russell 2000         -1,7% sett. │ -1,5% YTD
MSCI World               -2,0% sett. │ -3,9% YTD
Eurostoxx 50         -3,8% sett. │ -4,8% YTD
FTSE Mib            -3,3% sett. │ -4,4% YTD
Nikkei              -0,8% sett. │ +6,1% YTD
Hang Seng China      -1,1% sett. │ -3,7% YTD
Sensex              -0,3% sett. │ -10,6% YTD

 

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🟢 PROMOSSI DELLA SETTIMANA
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Midstream Oil & Gas  +1,4% sett. │ +17,8% YTD
Semiconduttori       -0,1% sett. │ +10,3% YTD
AI Infrastructure    -0,3% sett. │  +2,4% YTD
Blockchain           -0,8% sett. │  -3,3% YTD

 

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🔴 BOCCIATI DELLA SETTIMANA
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Terre Rare          -10,6% sett. │ +10,2% YTD
Gold Miners         -13,6% sett. │  -5,0% YTD
Metals & Mining      -8,7% sett. │  +2,3% YTD
Biotech              -4,3% sett. │  -4,5% YTD
Humanoid & E.I.      -4,3% sett. │  -1,2% YTD
Uranium              -4,4% sett. │  +5,3% YTD
Gaming               -3,8% sett. │ -15,2% YTD
Lusso                -3,2% sett. │ -14,7% YTD
Future of Defence    -3,0% sett. │  +6,6% YTD
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La logica di questa settimana: tiene solo ciò che è direttamente legato all’energia (Oil & Gas, Energie pulite come alternativa) e ai chip (Semiconduttori, ancora sostenuti). Crolla tutto il resto — con perdite pesantissime per Terre Rare e Auriferi, colpiti da vendite forzate e prese di profitto.

OBBLIGAZIONI

 

Se i mercati azionari hanno mostrato segnali di cedimento, è nel mondo obbligazionario che si vede il cambiamento più profondo di questa settimana.

 

Le riunioni di Fed e BCE hanno spinto i rendimenti al rialzo — soprattutto sulla parte breve della curva, quella più sensibile alle decisioni sui tassi ufficiali.

 

 USA: il Treasury a 10 anni si avvicina al 4,40% — un livello che non si vedeva dallo scorso agosto. Ma la vera svolta è sulle aspettative: il mercato ha praticamente cancellato ogni taglio dei tassi nel 2026.

 

A febbraio se ne davano per certi 2 o 3. Ora i primi tagli vengono spostati al 2027 inoltrato. Anzi, sul finale di settimana è emersa persino qualche stima di un possibile rialzo. 

 

La Fed di Powell ha adottato un tono attendista — «aspettiamo di vedere i dati» — ma il mercato ha già deciso da solo.

 

• Europa: la BCE si trova in una posizione ancora più difficile. L’impatto dell’energia cara sull’inflazione europea è più diretto e più rapido. Il mercato ora sconta fino a tre rialzi dei tassi BCE nel 2026 — uno scenario che fino a un mese fa sembrava fantascienza. 

 

Il Bund tedesco a 10 anni ha superato il 3% per la prima volta dal giugno 2011 — una soglia storica. Il BTP italiano è tornato quasi al 4%, con lo spread BTP-Bund che si avvicina ai 100 punti base.

 

In parole semplici: il mercato obbligazionario sta prezzando uno scenario in cui le banche centrali — invece di tagliare i tassi come previsto — potrebbero addirittura alzarli. 

 

Questo significa prezzi più bassi per tutti i bond in circolazione, sia governativi che corporate.

 

MATERIE PRIME

 

Prima settimana con segno negativo per il paniere generale delle materie prime — e la principale responsabile è la caduta dell’oro.

 

• Oro: crollo brusco, prima sotto i 5.000 dollari, con la traiettoria che punta verso i minimi di febbraio (area 4.400). Tre cause convergenti: la Fed prudente ha ridotto l’attrattiva dell’oro come rifugio; il dollaro forte pesa sui metalli; molti operatori hanno venduto oro per fare cassa in un contesto di mercato difficile (il cosiddetto deleveraging). 

 

Paradossalmente, l’oro — che dovrebbe salire in tempi di guerra — sta cedendo proprio perché la guerra crea problemi di liquidità altrove.

 

• Petrolio: le misure di Trump (esenzione delle sanzioni sul greggio russo, interventi sui futures da parte del Tesoro USA) stanno tenendo il prezzo sotto i 100 dollari al barile. Le pressioni al rialzo però restano alte: i danni alle infrastrutture energetiche iraniane sono reali e non si riparano in pochi giorni.

 

• Metalli industriali: deboli per effetto della stance restrittiva della Fed e dei timori sulla crescita globale.

 

• Materie prime agricole: iniziano a risalire, con i mercati che scontano le difficoltà alla filiera dei fertilizzanti mediorientali.

 

FOREX

 

Dopo aver toccato il minimo di 1,14 la settimana scorsa, l’euro recupera terreno sul dollaro. Il motivo: se la BCE è costretta ad alzare i tassi più velocemente e più aggressivamente della Fed, l’euro diventa più attrattivo per gli investitori.

 

Non è un ribaltamento di tendenza, ma una pausa nel movimento di forza del dollaro — dettata dal nuovo equilibrio tra le due banche centrali.

CRIPTOVALUTE

 

Bitcoin chiude la settimana sulla parte alta del recente range laterale, con movimenti altalenanti ma senza cedere i supporti. 

 

Continua ad attrarre flussi in entrata — segnale che una parte degli investitori lo considera un’alternativa di diversificazione sistemica, soprattutto in un contesto in cui oro, obbligazioni e azioni soffrono contemporaneamente.

 

📌 IN CONCLUSIONE

 

Questa terza settimana segna un punto di svolta: i mercati non possono più ignorare che la guerra non finirà in 4-5 settimane come sperato. Le conseguenze — inflazione in salita, banche centrali bloccate o costrette ad alzare i tassi, liquidità sotto pressione — si stanno manifestando su tutte le asset class nello stesso momento.

 

Le due cose da tenere d’occhio la prossima settimana:

1. Eventuali segnali credibili di de-escalation (o di ulteriore escalation) in Medio Oriente
2. Il prezzo dell’oro — se continua a scendere, è un segnale che il deleveraging nei mercati si sta allargando

 

Come sempre, nei momenti di forte incertezza, la diversificazione e, soprattutto, la lucidità sono le migliori alleate dell’investitore. 

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