Conviene pagare un consulente finanziario? 3 esempi concreti per capirlo

Disclaimer: questo articolo ha scopo puramente informativo e non rappresenta una raccomandazione finanziaria. Ti invitiamo a valutare autonomamente le condizioni e a consultare un consulente prima di investire sui mercati.

Sono sicuro che questa domanda te la sei fatta almeno una volta, magari anche inconsciamente: “Ha senso pagare la parcella a un consulente finanziario?”

È una domanda legittima. Quando si parla di soldi, ogni euro speso deve avere un senso, e la parcella del consulente non fa eccezione. 

Per questo oggi non ti darò una risposta teorica, ma ti farò 3 esempi concreti con i numeri, per 3 tipi diversi di consulenza. Alla fine dell’articolo avrai una risposta chiara e trasparente.

Una premessa importante: qui sto parlando di consulenti finanziari indipendenti, cioè quelli pagati esclusivamente a parcella dal cliente. 

Lasciamo stare i consulenti in banca, che ricevono commissioni dai prodotti che vendono e si trovano in un enorme conflitto di interesse. Più avanti, comunque, ti mostrerò anche un esempio per capire l’impatto reale delle parcelle dei consulenti in banca, perché è un confronto che vale la pena fare.

1. Consulente finanziario per investimenti a breve termine (1 anno)

Partiamo dal caso più semplice: la tipica consulenza per investimenti a breve, cioè quegli investimenti che devono portare risultati entro massimo 1 anno.

Qui il ragionamento è lineare. Bisogna guardare il risultato ottenuto e confrontarlo con l’impatto della parcella del consulente.

Facciamo un esempio. Un cliente mi mette a disposizione 50.000€ e ci poniamo come obiettivo un rendimento del 10% annuo al netto delle tasse, quindi 5.000€ netti. (Nota: questo obiettivo me lo pongo seriamente con i clienti che investono con me in certificati.)

In questo caso, se il consulente chiede 500€ per gestire questo capitale, va più che bene. Al netto della parcella, il cliente avrebbe 4.500€ netti e la parcella inciderebbe sul risultato per il 10%.

Quindi sì, in questo scenario investire in un consulente finanziario conviene decisamente. Anche se il risultato finale fosse un po’ inferiore all’obiettivo, il rapporto tra costo e beneficio resterebbe ampiamente favorevole.

2. Consulenza annuale per investimenti a lungo termine (minimo 10 anni)

Qui il discorso si fa un po’ più complicato, ma ti faccio un esempio per farti capire il concetto.

Negli investimenti a lungo termine vogliamo risultati al termine dell’investimento. Se investiamo per 20 anni, ci aspettiamo risultati importanti soprattutto verso la fine, anche se è normale vederne pure lungo il percorso.

Per spiegarti come funziona, prendo due casi studio reali tra i miei clienti: un cliente che rinnova la consulenza di anno in anno e un cliente che è diventato autonomo dopo la prima consulenza. Partiamo dal primo.

Il caso di un cliente che investe per 10-12 anni

Prendiamo un mio cliente reale che ha appena rinnovato con me per il quinto anno consecutivo. 

Visto che i mercati sono saliti negli ultimi anni, abbiamo ottenuto questo risultato: +11.000€ in 4 anni, cioè un +40% nel suo caso. In questo periodo ha pagato una parcella complessiva di 3.000€. 

La parcella era più alta il primo anno, perché all’inizio c’è molto più lavoro da fare; negli anni successivi ha pagato molto meno.

Qualcuno potrebbe dire: “Accidenti, la parcella complessiva pesa circa un quarto dei guadagni!”

Sì, ma proiettandoci nel futuro, l’impatto della parcella sul capitale diminuisce sempre di più: la parcella ora è bassa, mentre l’investimento cresce nel tempo. Questo succede perché utilizzo parcelle fisse, non legate alla percentuale del patrimonio gestito. 

Nel primo anno la parcella pesava molto di più in percentuale proprio perché il capitale investito era inferiore. Alla fine dell’investimento stimiamo di arrivare a un 2-3% di peso complessivo della parcella sul capitale finale.

Conviene? Direi proprio di sì, per due motivi.

Il primo: con il precedente consulente in banca questo cliente aveva perso 4.700€ in parecchi anni. Infatti ora dovremo recuperare le minusvalenze accumulate. Ma lasciamo stare questo capitolo penoso.

Il secondo: se avesse fatto tutto da solo, come pensava inizialmente, avrebbe ottenuto il 10% in meno di profitti in soli 4 anni. Abbiamo infatti confrontato il portafoglio in ETF che aveva costruito da solo con il mio portafoglio reale: il suo avrebbe reso in media il 2% in meno all’anno.

Perché il 2% in più all’anno fa un’enorme differenza

Il 2% annuo sembra poco, ma negli investimenti a lungo termine è un’enormità. Ecco un calcolo numerico (che non c’entra con i numeri del mio cliente reale), giusto per rendere l’idea:

  • investi 200€ al mese per 15 anni;
  • con un rendimento medio annuo dell’8% arrivi a circa 68.000€ di capitale finale;
  • con un rendimento del 10% arrivi a circa 81.000€.

Sono 13.000€ di differenza in 15 anni, solo per quei 2 punti percentuali.

E allora la domanda diventa: quanto saresti disposto a pagare un consulente finanziario per farti costruire il portafoglio più performante il primo anno, per poi proseguire in autonomia? Ed eccoci arrivati al terzo esempio.

 

3. Consulenza una tantum per investimenti a lungo termine: parcella fissa contro percentuale

Vuoi chiedere al consulente come costruire il portafoglio e poi seguire il piano in autonomia? In questo caso l’impatto della parcella è davvero minimo.

Un esempio concreto: un mio cliente voleva investire 250€ al mese per 30 anni. Abbiamo calcolato che il portafoglio ottimizzato insieme poteva arrivare in 30 anni a circa 350.000€, considerando un rendimento medio annuo dell’8% per restare prudenti.

Anche aggiungendo delle mini consulenze annuali una tantum per monitorare e ribilanciare il portafoglio strada facendo, la parcella avrà un impatto finale di circa l’1% sul capitale finale.

L’errore più comune: “Ma anche la banca mi chiede l’1%…”

A questo punto molte persone fanno un ragionamento sbagliato: “Ah, ma il consulente in banca mi chiede l’1% all’anno sul patrimonio gestito. Quindi siamo sempre lì…”

Eh no. Perché quell’1% si calcola ogni anno su un patrimonio sempre più grande, che cresce grazie ai nuovi versamenti e ai risultati dei mercati. Guarda:

AnnoPatrimonioParcella 1%
150.000€500€
253.000€530€
355.000€550€

Impatto della parcella nei primi 3 anni: 1.580€ su 55.000€ = 2,9%.

Ma come, la parcella non era dell’1%? 🙂

Credimi, ho calcolato in varie simulazioni qual è l’impatto reale della parcella di un consulente in banca che si fa pagare in percentuale ogni anno, e i risultati sono assurdi. Sul lunghissimo termine erode il capitale anche di varie decine di punti percentuali. E se ci aggiungiamo pure le commissioni di gestione annue dei fondi… beh, lasciamo stare.

Quindi, conviene pagare il consulente finanziario indipendente in questo caso? Direi di sì, soprattutto se le parcelle sono fisse e non troppo alte.

4. Pianificazione finanziaria a 360 gradi: il valore che non si misura solo in rendimento

Poi ci sono altri tipi di consulenza: assicurativa, previdenziale, fiscale. Qui calcolare l’impatto della parcella è più difficile, perché il beneficio non si misura solo in punti percentuali di rendimento.

Un esempio: vuoi che ti faccia una previsione su come si muoverà il tuo patrimonio nei prossimi decenni, considerando redditi futuri, pensione futura, spese future, investimenti e così via? In questo caso parlo di una consulenza di pianificazione finanziaria a 360 gradi, come esperto CFP® (Certified Financial Planner).

Certo, lo posso fare per qualche centinaio di euro. Il valore aggiunto? Secondo me è molto alto, perché ti permette di prepararti e fare le cose nel modo migliore. Puoi:

  • conoscere la tua pensione futura;
  • capire come colmare eventuali gap pensionistici;
  • capire con cosa e dove assicurarti contro malattie, infortuni, rischi sulla vita e altro ancora.

Secondo me sono cose che non hanno prezzo, ma questo lo devi decidere tu 🙂

Allora, conviene pagare un consulente finanziario?

Spero che questo ragionamento ti sia utile per capire come valutare i consulenti finanziari che trovi in giro. La domanda giusta non è solo “quanto costa?”, ma “quanto pesa la parcella sul risultato finale, e come è calcolata?”.

Personalmente, faccio di tutto perché i miei clienti paghino parcelle che non impattino troppo sul risultato. Altrimenti, perché dovresti chiedere il mio aiuto? 🙂

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