Analisi mercati 9 marzo 2026 - la guerra cambia tutto!
Questa settimana i mercati hanno dimenticato tutto quello di cui si parlava fino a pochi giorni fa — dazi, intelligenza artificiale, banche centrali — a causa della guerra in Iran.
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ToggleCOS’È SUCCESSO: L’ATTACCO ALL’IRAN
Nel weekend precedente, USA e Israele hanno lanciato un attacco militare contro l’Iran.
L’ayatollah Khamenei è stato ucciso già nei primi bombardamenti, che si sono concentrati sulle installazioni missilistiche iraniane, poi sull’aviazione e sulla marina di Teheran.
L’Iran ha risposto: attacchi con missili e soprattutto droni verso i paesi del Golfo dove sono presenti basi americane.
La posizione dell’Iran è però sempre più isolata. Cina e Russia si sono limitate a dichiarazioni diplomatiche di facciata. Nessun paese arabo si è schierato al fianco di Teheran. Sul piano militare, l’Iran combatte da solo.
Dal lato americano, Trump ha scelto di intervenire, ma con una logica di breve termine: un’operazione rapida, senza esposizioni prolungate che potrebbero diventare impopolari.
Le elezioni non sono lontane, e una guerra lunga fa salire i costi dell’energia — con effetti diretti sull’inflazione e sulle tasche degli americani. Il problema è che questo conflitto, una volta aperto, è difficile da chiudere in fretta. Un vaso di Pandora, appunto.
La mossa più significativa per i mercati?
Il blocco dello Stretto di Hormuz. Si tratta del corridoio marino attraverso cui passa circa il 20% di tutto il petrolio mondiale.
L’Iran lo ha chiuso, e questo ha scatenato un effetto domino su energia, inflazione, tassi e borse di tutto il mondo.
A tutto questo si aggiungono fattori già presenti prima del conflitto: i dati sul mercato del lavoro americano sono stati deludenti, l’incertezza sui dazi non è scomparsa, e le valutazioni delle grandi aziende tech erano già sotto pressione.
La guerra non sostituisce questi problemi: si somma a loro.
Nelle prossime settimane, le due variabili decisive saranno: quanto durerà il conflitto e quanto in alto spingerà i prezzi delle materie prime — con le conseguenze che ne derivano su inflazione e politica monetaria delle banche centrali.
AZIONI
Nessun lunedì nero, nessun crollo drammatico all’apertura — ma la settimana è stata comunque segnata dall’incertezza e dal rosso quasi ovunque.
• USA: l’S&P 500 ha oscillato per tutta la settimana, chiudendo appena sotto i livelli di supporto chiave — soglie già monitorate con attenzione prima ancora dell’attacco.
Gli USA reggono meglio grazie alla loro autonomia energetica, ma la situazione rimane fragile. Il Nasdaq 100 ha ceduto l’1,2% nella settimana (-2,3% da inizio anno).
• Europa: discese nette su quasi tutti i settori. Le aziende europee sono molto più dipendenti dall’energia importata, e questo si è visto subito nei prezzi. Le borse del Vecchio Continente hanno sofferto più di quelle americane.
• Asia: Giappone e soprattutto Corea del Sud, che avevano performato bene da inizio anno, hanno subito correzioni significative.
Chi ha guadagnato e chi ha perso? Ecco un riepilogo rapido dei principali temi e indici:
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PROMOSSI DELLA SETTIMANA (YTD = da inizio 2026)
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Cyber Security +6,7% sett. │ -2,0% YTD
Future of Defence +3,0% sett. │ +11,4% YTD
Midstream Oil & Gas +1,4% sett. │ +17,3% YTD
Digitalisation +0,5% sett. │ -9,0% YTD
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BOCCIATI DELLA SETTIMANA
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Metals & Mining -9,9% sett. │ +17,0% YTD
Gold Miners -12,1% sett. │ +17,6% YTD
Uranium -9,1% sett. │ +11,3% YTD
Terre Rare -6,4% sett. │ +27,1% YTD
Lusso -8,5% sett. │ -8,6% YTD
Semiconduttori -7,3% sett. │ +7,8% YTD
Idrogeno -7,2% sett. │ +17,7% YTD
Robotica -7,1% sett. │ +5,9% YTD
Battery -8,5% sett. │ +6,0% YTD
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INDICI PRINCIPALI
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Nasdaq 100 -1,2% sett. │ -2,3% YTD
MSCI World -3,2% sett. │ -0,3% YTD
AI Infrastructure -3,7% sett. │ +2,5% YTD
Artificial Intelligence -1,8% sett.│ -2,4% YTD
Cloud Computing +3,2% sett. │ -12,9% YTD
Private Equity -2,8% sett. │ -14,3% YTD
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La logica è semplice: il mercato ha venduto tutto ciò che aveva guadagnato di più nei mesi scorsi (miniere, terre rare, nucleare, tech) e ha comprato solo ciò che è direttamente utile in uno scenario di guerra — difesa, energia, sicurezza informatica.
OBBLIGAZIONI
Le obbligazioni, che la settimana precedente avevano beneficiato dell’incertezza (prezzi su, rendimenti giù), hanno invertito bruscamente la rotta.
Perché? La guerra fa salire i prezzi dell’energia → l’energia più cara alimenta l’inflazione → con più inflazione, le banche centrali non possono tagliare i tassi come previsto. Anzi, rischiano di doverli alzare.
• USA: il rendimento del Treasury a 10 anni è risalito di circa 0,20%, tornando intorno al 4,15%. Fino a venerdì scorso, il mercato scontava 2 o anche 3 tagli dei tassi nel 2026. Ora questa aspettativa è molto meno certa.
• Europa: la sorpresa più grande. Prima della guerra, c’era il 50% di probabilità di un taglio dei tassi BCE. Oggi quella stessa percentuale è associata a un possibile RIALZO entro ottobre.
L’Europa importa molta più energia di quanto ne produca, e questo la rende molto più vulnerabile agli shock come questo.
• Italia e Germania: i rendimenti sono saliti sia sulle scadenze brevi che su quelle lunghe. Lo spread BTP-Bund — cioè la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi, un termometro della fiducia sull’Italia — ha mostrato qualche allargamento.
In parole semplici: chi detiene obbligazioni ha visto scendere il valore del proprio portafoglio, e le aspettative di tagli dei tassi — che sostenevano tutto il mercato del reddito fisso — si sono fatte molto più incerte.
MATERIE PRIME
Se c’è un settore che ha chiaramente “vinto” questa settimana, è quello delle materie prime energetiche.
• Petrolio e gas: volata immediata già dal lunedì mattina. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha creato uno shock sull’offerta. I rischi non riguardano solo il trasporto del greggio, ma anche la produzione stessa attraverso gli oleodotti della regione.
Il prezzo ha toccato i 120 dollari per poi riscendere a circa 100 dollari (mentre sto scrivendo lunedì mattina).
• Il comparto materie prime nel suo complesso segna quasi +20% da inizio anno — un movimento record.
• Oro: prima corsa quasi ai massimi storici (comportamento classico da «bene rifugio» in tempo di guerra), poi venduto.
• Materie prime agricole: in rialzo anche queste. Fertilizzanti e forniture agricole provengono in parte dal Medio Oriente, e i mercati hanno già iniziato a scontarlo.
FOREX
Reazione classica in tempi di crisi geopolitica: tutti comprano Dollaro americano. Anche se non era scontato per come iniziava a venire percepito il dollaro (molto debole come valuta).
• Il cambio EUR/USD è sceso rapidamente verso area 1,15-1,16. In pratica: un euro oggi compra meno dollari rispetto a una settimana fa.
CRIPTOVALUTE
Settimana positiva per il Bitcoin, risalito sopra i 70.000 dollari, per poi ripiegare leggermente nel finale di settimana.
Il saldo resta comunque positivo, e l’andamento conferma un tentativo di stabilizzazione dopo i minimi dell’ultimo mese. Le cripto hanno reagito in parte come asset speculativi in ripresa, in parte come alternativa di diversificazione per alcuni investitori.
IN CONCLUSIONE
Questa settimana ci ricorda una cosa fondamentale: i mercati possono cambiare direzione molto rapidamente. Un singolo evento geopolitico può, in pochi giorni, riscrivere tutte le aspettative costruite nei mesi precedenti.
Le due domande da tenere d’occhio nelle prossime settimane:
1. Quanto durerà il conflitto e come si evolverà sul piano militare?
2. Fino a dove saliranno le materie prime, e cosa faranno le banche centrali di fronte a una nuova ondata inflattiva?
Se hai bisogno di confrontarti con noi per capire come ti conviene gestire il tuo portafoglio d’investimento in questi scenari, inviaci il modulo qui sotto…

